PUTIN ONORA LE VITTIME DEL TERRORE STALINIANO
Poco lontano da Mosca, verso sud, si trova l'area militare di Butovo. Nel suo poligono l'associazione Memorial, specializzata nella ricerca sulle repressioni dell'epoca sovietica, vi ha individuato i anni recenti 20.671 cadaveri. "Butovo è stato un campo di morte dall'agosto 1938 al 19 settembre 1938. Il flusso di cadaveri toccò il suo culmine nel settembre 1937 (3165) e marzo 1938 (2335). In una sola notte si uccisero 427 persone. La maggior parte dei 21 mila fu uccisa da una piccola squadra di carnefici dell'Nkvd (la polizia politica di Stalin): M.I.Semjonov, D.Berg, P.I.Ovchinnikov". Così si legge nell'ampia (e terribile) monografia che lo storico e scrittore inglese Donald Rayfield ha dedicato al Terrore Staliniano (Stalin and his Hangmen - The Tyrant and those who killed for him, Random House, New York, 2004, pag. 312).
Il presidente a Butovo
E a Butovo, ieri, è venuto assieme al patriarca di Mosca e di tutta la Russia Aleksej II anche il presidente Putin per partecipare a un solenne servizio funebre in memoria delle vittime, nel quadro del settantesimo anniversario del Terrore. Esso si è svolto nella locale chiesa dedicata a Cristo Risorto e ai Nuovi Martiri, da poco costruita accanto all'ex-poligono in soli tre anni e adibita anche a museo. Vi si conservano i documenti delle vittime, trovati con tanto di foto segnaletica negli archivi dell'Nkvd (poi KGB e ora FSB); i loro effetti personali; le armi e le pallottole con cui vennero uccise, ritrovati nelle fosse comuni che là si susseguono per oltre un chilometro e mezzo. E' la prima volta che il presidente russo partecipa a una cerimonia in memoria delle vittime delle repressioni staliniane. E' un fatto di notevole significato, dopo le forti polemiche dei mesi scorsi sull'insegnamento nelle scuole della storia più recente della Russia e in particolare su un libro di testo "consigliato" dal ministero dell'educazione, scritto da un poco noto autore di manuali, Filippov, e accusato di non mettere sufficientemente a fuoco carattere e natura del sistema staliniano.Ricordiamo che proprio Putin, la scorsa primavera, nel corso di un incontro con una rappresentanza di insegnanti di storia, raccomandò che non si dimenticasse l'anno orribile 1937.
Le vittime
A Butovo – luogo a lungo segreto, ma circondato da una fama spaventosa - ogni notte venivano trasferiti i condannati a morte in processi sommari e segreti condotti dai "terzetti" (trojki) dell'Nkvd (dopo interrogatori e torture in cui si estorcevano loro confessioni di crimini contro lo stato mai commessi). Venivano allineati lungo fosse scavate di fresco in cui cadevano dopo essere stati sparati a morte e che venivano subito ricoperte. Nelle vicinanze si udivano gli spari. Rayfield ci parla delle vittime: "un centinaio di contadini del luogo; la maggior parte dei monaci e dei sacerdoti del monastero di Trojtse Sergeev a Zagorsk sopravvissuti a precedenti repressioni; prigionieri del Dmitlag – i lager che fornivano forza lavoro per la costruzione del canale Mosca-Volga; e migliaia di reclusi nelle prigioni di Mosca. Si trattava di professionisti vitali per l'economia, come il professor Ejkhenvald, specialista nel campo dell'elettronica, tutti colpevoli di aver studiato e fatto ricerca all'estero e condannati come spie e agitatori antisovietici. Dell'ex-capo della gendarmeria zarista, il vecchio generale Zhunkovskij, che aveva insegnato alla Ceka (la polizia politica di Lenin e Dzerzhinskij, ndr) tutto quello che lui sapeva sulle tecniche di repressione antisovversiva. Ogni contatto con l'Europa era letale: il Commissariato agli esteri perse dieci corrieri diplomatici nelle fosse di Butovo. 47 rifugiati austriaci furono fucilati come spie naziste, così come 400 tedeschi e mille lettoni. Butovo si specializzò anche nel campo degli artisti: più di cento tra pittori, iconografi, scultori, disegnatori dell'avanguardia moscovita degli anni Venti vi morirono nel dicembre 1937 e gennaio 1938" .
Le parole del Presidente
Putin e il Patriarca hanno deposto mazzi di rose rosse alla base della grande croce dedicata a tutte le vittime della repressioni in era sovietica, costruita a maggio in una delle isole Solovki nel Mar Bianco (alle origini dell'Arcipelago Gulag, negli anni Venti) e trasportata a ottobre a Butovo in un barcone a motore per mare, fiumi, laghi e canali. Accostandosi al perimetro della fossa comune Putin (che ha servito nel KGB, l'erede dell'Nkvd) ha ascoltato la storia di Butovo raccontatagli dal locale parroco Kirill Kaleda e ha esclamato: "E' follia ! Da non credere. Perché ?". "Noi – ha detto Putin - ci siamo qui riuniti per onorare la memoria delle vittime delle repressioni politiche degli anni 30-50 del secolo scorso. Noi riteniamo il 1937 il culmine delle repressioni, ma è stato preparato dalla crudeltà degli anni precedenti. Basta ricordare le fucilazioni degli ostaggi al tempo della Guerra Civile, l'annientamento di interi ceti sociali, del clero, lo stermino dei kulak nelle campagne, quello dei cosacchi (…) Tragedie simili succedono quando ideali a prima vista attraenti, ma in realtà falsi, sono posti al di sopra del valore fondamentale della vita umana, al di sopra dei diritti e delle libertà dell'uomo". Putin non si è fermato a questa affermazione: "Per il nostro paese – ha aggiunto - è stata una tragedia speciale. Il suo livello è stato colossale. Sono stati annientati, mandati nei lager, fucilati, torturati centinaia di migliaia, milioni di uomini. Uomini con le loro idee. Che non avevano paura di esprimerle. Il fior fiore della nazione. Bisogna fare molto per non dimenticare, per ricordarla per sempre". Mai prima d'ora Putin aveva formulato una condanna tanto decisa e totale del regime sovietico. Non si è limitato, infatti, al solo 1937, ma è risalito a periodi fondanti dell'URSS, come gli anni di Lenin e della collettivizzazione delle campagne. E' significativo che lo abbia fatto in un momento come l'attuale, in cui con sempre maggiore frequenza in Occidente si lanciano contro di lui accuse di autoritarismo e persino di neo-stalinismo. Quelle di Putin sono dichiarazioni molto importanti per un paese come la Russia, che fa fatica a chiudere i conti con il passato e che sembra ancora più interessato alla rimozione che non al ricordo e allo scavo critico del suo passato, così singolarmente tragico. Finora, del resto, neppure lui, il Presidente, era andato così a fondo nel giudicare quel passato.
Articolo del 31 ottobre 2007
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