sabato, 26 gennaio 2008

Australian Open - Ciclone Sharapova, Australia ai suoi piedi

Maria Sharapova vince l'Australian Open battendo in finale per 7-5 6-3 la serba Ana Ivanovic. Per la tennista russa si tratta del terzo titolo dello Slam conquistato in carriera dopo quelli di Wimbledon, nel 2004, e degli US Open nel 2006.

TENNIS Maria Sharapova - 0 

Maria Sharapova torna a Melbourne Park, nel torneo che lo scorso anno le aveva regalato l"unica finale stagionale dello Slam, e lo fa in grande stile: domina le avversarie con punteggi umilianti (solo 32 game persi, nemmeno un set lasciato per strada) con punteggi portando a casa un altro titolo prestigioso dopo quelli di Wimbledon e degli US Open.

Il grande tennis ritrova così una protagonista che aveva iniziato e chiuso il 2007 con una finale (Australian Open e Masters di Madrid) ma in mezzo aveva raccolto la miseria di un titolo WTA (San Diego) e si era procurata un infortunio alla spalla che l'avevano tenuta all'ombra delle rivali: nel frattempo le sorelle Williams conquistavano uno Slam a testa, la Henin vinceva al Roland Garros e a Flushing Meadows, e le serbe Jankovic e Ivanovic facevano di prepotenza il loro ingresso tra le prime della classe. Maria Sharapova si è presa la rivincita: prima di prendersi il trofeo che le era stato portato via dodici mesi fa da Serena Williams, la russa ha umiliato un paio di connazionali (Vesina e Dementieva), poi ha inflitto una severa lezione anche a Justine Henin, dalla quale era stata sconfitta nel Sony Ericcson Championships di fine anno, con un 6-4 6-0 che già lasciava intravedere chi sarebbe stata la futura campionessa nella terra dei canguri. Contro la Ivanovic, un game sciagurato sul 4-3 (dove ha commesso tre doppi falli) ha rimesso in corsa la serba, che poi è arrivata anche a due punti dal vincere il primo set (5-4 a suo favore, 0-30); la partita è rimasta in equilibrio fino al 7-5 3-3 anche se la Sharapova sul proprio servizio non ha più rischiato nulla, chiudendo 7-5 6-3. Per la Ivanovic si tratta della seconda finale di uno Slam: lo scorso anno la Henin le strappò il titolo del Roland Garros. Avrà tempo per rifarsi, intanto potrà consolarsi con il nuovo best ranking (numero 2, alle spalle solamente della belga). Nonostante la vittoria, la Sharapova rimarrà in quinta posizione, ma è destinata a salire in fretta, se saprà mantenere gli stessi livelli di gioco mostrati in Australia.

Fonte: http://it.eurosport.yahoo.com/26012008/45/australian-open-ciclone-sharapova-australia-suoi-piedi.html

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sabato, 26 gennaio 2008

Della storica Jugoslavia non è rimasto più nulla: il Montenegro è diventata una repubblica indipendente il 3 giugno 2006, la storica capitale di tutta la Federazione, Belgrado, è rimasta senza alcun sbocco sul mare, cosa che fino a qualche decennio fa sembrava assolutamente impossibile ed inimmaginabile. Dopo guerre sanguinose la Serbia è rimasta da sola, ma sembra che in questi giorni sia destinata a perdere anche un pezzo di se stessa, un pezzo della sua storia e della sua identità; le pressioni USA sull'Unione Europea infatti si stanno facendo sempre più insostenibili, Bush si è fatto paladino e garante della popolazione albanese del Kosovo, ed ha promesso l'indipendenza di quest'ultimo da Belgrado il più presto possibile. L'elezione del nuovo premier kosovaro Thaci di etnia albanese sembra purtroppo accellerare la via tracciata dal Presidnte USA: ovviamente l'etnia serba non ci sta, e sembra volersi affidare al leader ultranazionalista Nikolic, vincitore al primo turno delle elezioni presidenziali (il ballottaggio sarà tra lui e il moderato Tadic il 3 febbraio), ma soprattutto alla grande protettrice degli slavi ortodossi, ovvero la Russia di Putin: il Presidente ha già detto che la via indicata da Bush è completamente errata, e i motivi sono diversi. Quello principale che il Cremlino ribadisce, è che si creerebbe un pericoloso precedente qualora il Kosovo diventasse indipendente con soltanto una delle due parti d'accordo (la popolazione albanese), e l'altra no (i serbi): immaginatevi cosa potrebbe succedere nella polveriera balcanica se ogni regione abitata da diverse popolazioni chiedesse l'indipendenza dal proprio stato di appartenenza, si arriverebbe ad innescare potenziali conflitti etnico-religiosi in tutta l'area. Ma gli USA sembrano sordi, il dialogo tra serbi e albanesi sembra una strada impercorribile per loro, bisogna quindi, secondo Bush, rendere subito indipendente il Kosovo: proviamo allora ad immaginare anche quali scenari si aprirebbero in questa regione, riportando i fatti principali successi nel recente passato, ed anche in quello più lontano. Il Kosovo è stato teatro di grandi battaglie tra i serbi cristiani e i turchi islamici, nel 1389 (battaglia di Kosovo Polje) e nel 1448; storicamente quindi simboleggia la resistenza europea all'invasore turco. Negli anni '90, dopo la disgregazione della Jugoslavia, la popolazione albanese di questa regione cominciò a chiedere l'indipendenza con metodi non violenti, sotto la guida del defunto leader moderato Ibrahim Rugova. Tra il 1996 e il 1999 però, gran parte di questi metodi mutarono in lotta armata, sotto la guida dell'Esercito di Liberazione Albanese (l'UCK, di cui il premier Thaci è l'ex comandante): attentati terroristici, distruzione di case di cittadini serbi e di Chiese cristiane furono all'ordine del giorno. La risposta del Presidente della Jugoslavia Slobodan Milosevic non si fece attendere, e i militari serbi si recarono nel Kosovo per liberare la regione dai terroristi dell'UCK, abbandonandosi anche ad atti di violenza inaudita sui civili albanesi. Questa situazione di guerra civile portò all'intervento della NATO, che coprì la Serbia di bombe e costrinse l'esercito di Milosevic al ritiro dal Kosovo: dal 1999 fino ad oggi questa martoriata regione diventa un protettorato NATO con un governo e un parlamento provvisorio. Ma dopo la vittoria di Thaci ecco che la strada per l'indipendenza kosovara sembra inarrestabile, e una regione simbolo di resistenza cristiana sta per diventare un paese indipendente controllato ancora dagli ex guerriglieri UCK (che ora si definiscono Guardia Nazionale del Kosovo) in prevalenza musulmani, e accusati di avere legami con il terrorismo islamico e con il traffico di eroina. Sembra un copione già scritto altre volte, ma soprattutto pare che la lezione dell'Afghanistan dei talebani non sia servita a nulla per gli USA: è incredibile come si continui a parlare di libertà e indipendenza e contemporaneamente nessuno dice nulla sul futuro prossimo del Kosovo, destinato a diventare un covo di islamici fanatici, che dopo il ritiro definitivo delle truppe internazionali avranno mano libera sui cittadini di etnia serba. Ma questo agli USA non interessa, per questo ci affidicamo ancora una volta alla lungimiranza del Presidente Putin, affinchè impedisca questa potenziale tragedia.

Longobardo85

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venerdì, 25 gennaio 2008

Russia: il programma di Medvedev, superfavorito alle presidenziali

La crescita economica della Russia e il suo peso politico internazionale sono tra le priorità di Dimitri Medvedev, ormai considerato il futuro presidente, visto che è largamente favorito nelle elezioni del 2 marzo. Nel suo primo vero discorso da quando Vladimir Putin lo ha designato come candidato della maggioranza alla sua successione, Medvedev ha sottolineato: "La cosa piu' importante è procedere con calma a uno sviluppo costante. Decenni di sviluppo stabile sono necessari per il nostro Paese, che ne è stato privato in precedenza. "Il delfino di Putin ha affermato che la Russia puo' diventare una delle prime 5 potenze economiche mondiali entro 10 o 15 anni, ha promesso di lottare contro la corruzione e ha sottolineato il ruolo internazionale di Mosca. "Nessuno dovrebbe avere dubbi - ha aggiunto Medvedev -. La Russia continuerà ad essere un Paese aperto al dialogo e alla cooperazione con la comunità internazionale." Il dialogo, ha precisato Medvedev, continuerà anche con Stati emarginati dall'Occidente, come l'Iran. Intanto nessuno degli altri candidati sembra in grado di impensierirlo. Guai per l'ex premier Mikhail Kasyanov, oggetto di un'inchiesta per falsificazione di documenti elettorali. Dodicimila firme raccolte in suo sostegno nella repubblica autonoma russa del Mary-el, sul Volga, sono risultate false. Nei giorni scorsi Kasianov, oppositore di Putin, aveva denunciato presunti tentativi di boicottare la sua candidatura.

Fonte: http://www.euronews.net/index.php?page=info&article=466031&lng=4

 

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venerdì, 25 gennaio 2008

Visitando il cimitero russo vicino a Parigi – dove sono sepolte molte figure centrali del "movimento bianco" ed emigrati russi – Putin ha collocato corone di fiori sulle tombe di Ivan Bunin, un poeta russo, e di Vika Obolenskaya, una eroina della resistenza francese. Putin ha anche sostato vicino alla fossa comune dei generali e degli ufficiali degli eserciti "bianchi". «Siamo i figli della stessa madre – la Russia», ha detto Putin, «ed è tempo di unirci tutti». I resti di Andrej Denikin, un generale "bianco" sono stati recentemente trasferiti a Mosca e i resti di Vladimir Karpel, un altro generale "bianco", a Irkutsk. In questa città è stato eretto un monumento all´ammiraglio Alexander Kolchak, colui che guidò il tentativo di rovesciare i bolscevichi, e a Mosca è stato costruito un monumento a Nicola II, consacrato santo dalla Chiesa ortodossa. Sono passi verso l´unificazione dello Stato e della Nazione e non tentativi di rivincita o di creare rotture in Russia. Oggi esistono buone condizioni per una serena e imparziale disamina del passato della Russia, dalla rivoluzione del 1917 ai giorni della stagnazione sotto Brežnev. È un´occasione che gli storici non devono mancare.

Fonte:  http://www.ulivisti.it/cgi-bin/adon.cgi?act=doc&doc=10074&sid=3

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venerdì, 25 gennaio 2008

PUTIN ONORA LE VITTIME DEL TERRORE STALINIANO

Poco lontano da Mosca, verso sud, si trova l'area militare di Butovo. Nel suo poligono l'associazione Memorial, specializzata nella ricerca sulle repressioni dell'epoca sovietica, vi ha individuato i anni recenti 20.671 cadaveri. "Butovo è stato un campo di morte dall'agosto 1938 al 19 settembre 1938. Il flusso di cadaveri toccò il suo culmine nel settembre 1937 (3165) e marzo 1938 (2335). In una sola notte si uccisero 427 persone. La maggior parte dei 21 mila fu uccisa da una piccola squadra di carnefici dell'Nkvd (la polizia politica di Stalin): M.I.Semjonov, D.Berg, P.I.Ovchinnikov". Così si legge nell'ampia (e terribile) monografia che lo storico e scrittore inglese Donald Rayfield ha dedicato al Terrore Staliniano (Stalin and his Hangmen - The Tyrant and those who killed for him, Random House, New York, 2004, pag. 312).

Il presidente a Butovo
E a Butovo, ieri, è venuto assieme al patriarca di Mosca e di tutta la Russia Aleksej II anche il presidente Putin per partecipare a un solenne servizio funebre in memoria delle vittime, nel quadro del settantesimo anniversario del Terrore. Esso si è svolto nella locale chiesa dedicata a Cristo Risorto e ai Nuovi Martiri, da poco costruita accanto all'ex-poligono in soli tre anni e adibita anche a museo. Vi si conservano i documenti delle vittime, trovati con tanto di foto segnaletica negli archivi dell'Nkvd (poi KGB e ora FSB); i loro effetti personali; le armi e le pallottole con cui vennero uccise, ritrovati nelle fosse comuni che là si susseguono per oltre un chilometro e mezzo. E' la prima volta che il presidente russo partecipa a una cerimonia in memoria delle vittime delle repressioni staliniane. E' un fatto di notevole significato, dopo le forti polemiche dei mesi scorsi sull'insegnamento nelle scuole della storia più recente della Russia e in particolare su un libro di testo "consigliato" dal ministero dell'educazione, scritto da un poco noto autore di manuali, Filippov, e accusato di non mettere sufficientemente a fuoco carattere e natura del sistema staliniano.Ricordiamo che proprio Putin, la scorsa primavera, nel corso di un incontro con una rappresentanza di insegnanti di storia, raccomandò che non si dimenticasse l'anno orribile 1937.

Le vittime

A Butovo – luogo a lungo segreto, ma circondato da una fama spaventosa - ogni notte venivano trasferiti i condannati a morte in processi sommari e segreti condotti dai "terzetti" (trojki) dell'Nkvd (dopo interrogatori e torture in cui si estorcevano loro confessioni di crimini contro lo stato mai commessi). Venivano allineati lungo fosse scavate di fresco in cui cadevano dopo essere stati sparati a morte e che venivano subito ricoperte. Nelle vicinanze si udivano gli spari. Rayfield ci parla delle vittime: "un centinaio di contadini del luogo; la maggior parte dei monaci e dei sacerdoti del monastero di Trojtse Sergeev a Zagorsk sopravvissuti a precedenti repressioni; prigionieri del Dmitlag – i lager che fornivano forza lavoro per la costruzione del canale Mosca-Volga; e migliaia di reclusi nelle prigioni di Mosca. Si trattava di professionisti vitali per l'economia, come il professor Ejkhenvald, specialista nel campo dell'elettronica, tutti colpevoli di aver studiato e fatto ricerca all'estero e condannati come spie e agitatori antisovietici. Dell'ex-capo della gendarmeria zarista, il vecchio generale Zhunkovskij, che aveva insegnato alla Ceka (la polizia politica di Lenin e Dzerzhinskij, ndr) tutto quello che lui sapeva sulle tecniche di repressione antisovversiva. Ogni contatto con l'Europa era letale: il Commissariato agli esteri perse dieci corrieri diplomatici nelle fosse di Butovo. 47 rifugiati austriaci furono fucilati come spie naziste, così come 400 tedeschi e mille lettoni. Butovo si specializzò anche nel campo degli artisti: più di cento tra pittori, iconografi, scultori, disegnatori dell'avanguardia moscovita degli anni Venti vi morirono nel dicembre 1937 e gennaio 1938" .

Le parole del Presidente

Putin e il Patriarca hanno deposto mazzi di rose rosse alla base della grande croce dedicata a tutte le vittime della repressioni in era sovietica, costruita a maggio in una delle isole Solovki nel Mar Bianco (alle origini dell'Arcipelago Gulag, negli anni Venti) e trasportata a ottobre a Butovo in un barcone a motore per mare, fiumi, laghi e canali. Accostandosi al perimetro della fossa comune Putin (che ha servito nel KGB, l'erede dell'Nkvd) ha ascoltato la storia di Butovo raccontatagli dal locale parroco Kirill Kaleda e ha esclamato: "E' follia ! Da non credere. Perché ?". "Noi – ha detto Putin - ci siamo qui riuniti per onorare la memoria delle vittime delle repressioni politiche degli anni 30-50 del secolo scorso. Noi riteniamo il 1937 il culmine delle repressioni, ma è stato preparato dalla crudeltà degli anni precedenti. Basta ricordare le fucilazioni degli ostaggi al tempo della Guerra Civile, l'annientamento di interi ceti sociali, del clero, lo stermino dei kulak nelle campagne, quello dei cosacchi (…) Tragedie simili succedono quando ideali a prima vista attraenti, ma in realtà falsi, sono posti al di sopra del valore fondamentale della vita umana, al di sopra dei diritti e delle libertà dell'uomo". Putin non si è fermato a questa affermazione: "Per il nostro paese – ha aggiunto - è stata una tragedia speciale. Il suo livello è stato colossale. Sono stati annientati, mandati nei lager, fucilati, torturati centinaia di migliaia, milioni di uomini. Uomini con le loro idee. Che non avevano paura di esprimerle. Il fior fiore della nazione. Bisogna fare molto per non dimenticare, per ricordarla per sempre". Mai prima d'ora Putin aveva formulato una condanna tanto decisa e totale del regime sovietico. Non si è limitato, infatti, al solo 1937, ma è risalito a periodi fondanti dell'URSS, come gli anni di Lenin e della collettivizzazione delle campagne. E' significativo che lo abbia fatto in un momento come l'attuale, in cui con sempre maggiore frequenza in Occidente si lanciano contro di lui accuse di autoritarismo e persino di neo-stalinismo. Quelle di Putin sono dichiarazioni molto importanti per un paese come la Russia, che fa fatica a chiudere i conti con il passato e che sembra ancora più interessato alla rimozione che non al ricordo e allo scavo critico del suo passato, così singolarmente tragico. Finora, del resto, neppure lui, il Presidente, era andato così a fondo nel giudicare quel passato.

Articolo del 31 ottobre 2007

Link: http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Mondo/2007/10/putin-butovo.shtml?uuid=68126c0c-8793-11dc-bc3a-00000e251029&DocRulesView=Libero

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